Le linee guida diabetologiche nazionali ed internazionali raccomandano l'uso degli inibitori del co-trasportatore del sodio-glucosio 2 (SGLT-2i) e degli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP1-RA) nei pazienti diabetici di tipo 2 con storia o rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica. Dati recenti dimostrano un progressivo aumento della prescrizione di queste due farmaci nel tempo, tuttavia si sa ancora poco riguardo alla frequenza di interruzione e alle ragioni dietro la dismissione di queste due classi farmacologiche. Un’analisi secondaria del COORDINATE-Diabetes, studio americano volto alla promozione di queste due terapie per ridurre il rischio cardiovascolare, ha fatto emergere dei dati relativi all’interruzione di SGLT-2i e GLP1-RA. Quasi un quarto (il 23,1%) di quelli a cui è stato prescritto per la prima volta un SGLT-2i e un terzo (il 32,2%) di quelli a cui è stato prescritto per la prima volta un GLP1-RA hanno interrotto il trattamento durante i 6-12 mesi di follow-up. Risulta sconvolgente pensare che fino a un terzo dei pazienti abbia interrotto la terapia nel periodo di osservazione di uno studio di implementazione incentrato proprio su un migliore utilizzo di queste due classi farmacologiche.
Sulla base di quanto riportato dai pazienti, i motivi più comuni per l’interruzione sono stati nell’ordine: il non voler assumere il farmaco, l'impossibilità di permetterselo e gli effetti collaterali. Escludendo il costo che rimane una causa importante di interruzione negli Stati Uniti per un sistema sanitario di tipo assicurativo, le altre due ragioni hanno una valenza più “universale”.
Verosimilmente la mancata motivazione nell’assumere il farmaco è collegabile al fatto che SGTL2i e GLP1-RA vengano ancora visti dai pazienti come un qualsiasi altro farmaco ipoglicemizzante, superabile con una maggiore attenzione allo stile di vita o comunque pleonastico rispetto alla terapia diabetologica già in atto. Tutto ciò è forse frutto di un messaggio incompleto da parte dei sanitari, in quanto i pazienti di fronte alla prescrizione di queste due classi farmacologiche dovrebbero essere motivati per ricercare l’abbattimento del rischio cardiovascolare, indipendentemente da un effetto ipoglicemizzante.
D’altro canto, al fine di ridurre l’interruzione da effetti collaterali, sarebbero necessarie sia una migliore opera di informazione del paziente sui possibili effetti avversi sia una maggiore formazione del medico sull'importanza di escludere casi di intolleranza, collegabili in realtà a malattie intercorrenti o casualità.
I dati emersi, alla luce della comprovata protezione cardiovascolare degli SGLT2i e GLP1-RA, sono purtroppo scoraggianti e devono far riflettere sia i pazienti sia i professionisti sanitari. Un approccio decisionale condiviso è fondamentale quando si inizia qualsiasi nuovo farmaco, al fine di garantirne l’adesione e di conseguenza l’efficacia ed in questo caso la protezione cardiovascolare.
Dr. Alessio Mazzieri