Diabete mellito tipo 1 e Diabete mellito tipo 2: due patologie differenti che a volte si sovrappongono.

Scritto il 19/02/2025
da Dott.ssa Chiara Di Loreto


E’ nell’opinione comune ritenere che il Diabete sia una patologia unica. Come descritto nell’editoriale del Dott.Mazzieri Conoscere il Diabete (rimanda al link), esistono varie forme di Diabete che colpiscono fasce d’età differenti e tipologie di pazienti differenti: il Diabete autoimmune è caratterizzato da insulino-deficienza per distruzione subtotale o totale delle cellule del pancreas deputate alla produzione di insulina, il Diabete tipo 2 è caratterizzato, invece, da insulino-resistenza, oltre che da molteplici altri fattori compresenti fin dalla diagnosi.

Le varie forme di diabete mellito, seppur nelle loro diversità, hanno un unico comune denomitatore: l’iperglicemia. Tuttavia la modalità di esordio, la terapia, la necessità di automonitoraggio, seguono percorsi completamente differenti.

Eppure, nei diabetici con forma autoimmune, negli anni, può subentrare sovrappeso, obesità, rischio cardiovascolare da alto o molto alto, insufficienza renale, tutte condizioni per cui esistono terapie con elevato profilo di protezione, ma che al momento risultano indicate solo nel DMT2.

E’ di recente introduzione l’espressione "diabete doppio" per indicare i pazienti con T1D che hanno una storia familiare di diabete mellito di tipo 2 (T2D) e/o pazienti con T1D che sono affetti da insulino-resistenza e/o sovrappeso/obesità e/o sindrome metabolica.

Gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1) e l’agonista del recettore GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente)/GLP-1 tirzepatide non sono attualmente approvati per il trattamento del diabete di tipo 1. Tuttavia, un crescente numero di prove negli ultimi anni ha dimostrato che questi farmaci possono fungere da validi trattamenti aggiuntivi all'insulina con sostanziale efficacia nel migliorare il controllo del glucosio, promuovere la perdita di peso, preservare la funzione residua delle cellule beta e fornire altri effetti metabolici benefici nei pazienti con diabete di tipo 1, diabete doppio e diabete autoimmune latente negli adulti (LADA).

Alleghiamo il link di una recente review su quanto disponibile attualmente in letteratura (per lo più studi di real life) in merito alla sicurezza e all'uso terapeutico (per scopi diversi dal raggiungimento del target glicemico) di semaglutide e tirzepatide nei pazienti con diabete di tipo 1 (in diverse fasi della malattia), diabete doppio e LADA.

Alla luce della letteratura attuale, si può postulare che gli analoghi incretinici di seconda generazione semaglutide e tirzepatide possano essere validi alleati nella gestione delle forme autoimmuni di diabete dell’adulto, soprattutto quando associati a sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia integrati con microinfusori.  I potenziali benefici riguardano: la prevenzione o il trattamento dell'eccesso di peso corporeo, la riduzione della resistenza all'insulina e del fabbisogno di insulina e il miglioramento del controllo glucometabolico. D'altro canto, i sistemi di rilevazione in continuo della glicemia attualmente disponibili (dotati di allarmi predittivi e integrati con sistemi di infusione per glicemia in grado di prevedere imminenti episodi di ipoglicemia o iperglicemia e di regolare rapidamente e dinamicamente la somministrazione di insulina),  possono aiutare a prevenire efficacemente gli effetti avversi più temuti degli analoghi incretinici nei pazienti con diabete di tipo 1, vale a dire ipoglicemia, la chetoacidosi e la chetoacidosi euglicemica.

Ovvio che saranno necessari ulteriori studi prima che le indicazioni di tali terapie vengano allargate anche al diabete autoimmune, tuttavia il lavoro ci invita ad una visione “allargata”,  che va ben oltre il controllo glicemico, quando gestiamo i nostri pazienti con DMT1 che invecchiano, ingrassano, presentano eventi cardiovascolari e vanno incontro a declino del filtrato glomerulare.

Lungi dal voler essere un invito a prescrizioni off label, questo editoriale vuole semplicemente porre l’attenzione sul potenziale futuro utilizzo di alcune classi di farmaci nella gestione del Diabete autoimmune, che merita lo stesso approccio olistico del DMT2.

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